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22/05/2020

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Il “San Camillo De Lellis” tra passato, presente e futuro. Una nota del sindaco Giulio Borrelli

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Il “San Camillo De Lellis” tra passato, presente e futuro. Una nota del sindaco Giulio Borrelli

 

La proposta che ho avanzato mercoledì, insieme con altri sindaci del territorio, è chiara e netta: si basa su quanto prevede l'Art. 2 del decreto-legge "Rilancio Italia" sul riordino della rete ospedaliera in epoca di Coronavirus, e tiene conto del fatto che la "legge Lorenzin" non è stata abolita. Ho sottolineato, all'interno della legislazione vigente, due concetti irrinunciabili:

 1)  Se (e sottolineo il "se") il San Camillo de Lellis deve restare -secondo la Asl- un Covid Hospital, deve essere dotato di tutti i necessari reparti (rianimazione compresa) e di personale medico e infermieristico specializzati.  

2)  Nel caso la Regione Abruzzo confermi questa scelta, vanno creati due percorsi separati e distinti  (anche con un eventuale ampliamento dell'edificio) per ospitare gli altri reparti ospedalieri, ambulatori e servizi  "non Covid": dal pronto soccorso al distretto sanitario di base, per la cura delle altre patologie.

 Se poi a tutto questo, considerato che Atessa è nel cuore della Val di Sangro, si vuole e si può aggiungere un "Centro di ricerca per malattie sul lavoro" o altri reparti, ben vengano. Altre ipotesi e proposte sono aggiuntive e non in alternativa alla struttura ospedaliera di base.   

La pandemia del Coronavirus ha messo a nudo le evidenti carenze del nostro sistema sanitario, oggetto negli anni passati di tagli scellerati o mancati investimenti. OGGI ci sono ingenti finanziamenti statali per correggere quelle scelte.

Il “caso della sanità abruzzese” ha richiamato perfino l’attenzione del mondo accademico (Università degli Studi Luiss - Dipartimento di Scienze politiche, Cattedra di Politiche della Sanità,  “Il piano di rientro come strumento di riorganizzazione dei servizi sanitari - il caso della Regione Abruzzo”, candidato Matteo Bonfante). Da questo  studio abbiamo tratto alcuni  dati. Per comprendere, infatti, la storia della nostra sanità regionale, dobbiamo fare un tuffo nel passato di almeno di 20 anni, se vogliamo capirci veramente qualcosa.

PERIODO 2000-2005 (governo regionale di centro destra – Pace)

L’Abruzzo ha lungamente rappresentato un esempio negativo, tanto da essere definito, all’epoca, “Regione canaglia”, in quanto unica regione (assieme al Molise) a risultare inadempiente al Tavolo di verifica romano, per l’intero quinquennio 2001-2005. Una situazione che ha convinto il legislatore a introdurre il Piano di rientro. L’eccessivo disavanzo accumulato dalla Regione, quantificabile in circa  2.100 milioni di euro al 31/12/2005 (vedasi “Piano di Risanamento Sistema Sanitario regionale 2007-2009”), ha attivato l’automatica procedura di diffida e affiancamento statale, oltre la massimizzazione delle aliquote Irap e addizionale Irpef per i contribuenti abruzzesi.

E’ opportuno ricordare che i Piani di Rientro (PdR) della Sanità nascono con il secondo governo Berlusconi (legge finanziaria 2005, e precisamente la L. 311/2004),  con la sottoscrizione del piano con 10 Regioni, tra cui l’Abruzzo. La legge finanziaria per il 2005 e l’Intesa Stato-Regioni dello stesso anno hanno poi disciplinato il sistema di controllo sulle regioni in materia sanitaria, che è stato affidato in particolare al Tavolo di verifica degli adempimenti e al Comitato Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) che, congiuntamente, formano il Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti (attuale Tavolo di monitoraggio romano).

In questo periodo inizia la storia dei primi scandali legati alla sanità perché in Abruzzo il tentativo di mettere ordine alla voragine delle spese sanitarie si è trasformato in una gigantesca truffa contabile a vantaggio dei baroni delle cliniche private (cosiddette  “cartolarizzazioni”, con il coinvolgimento della FIRA, la finanziaria regionale) . Al centro dell’intrigo  c’era un meccanismo molto di moda nella finanza pubblica di quegli anni: la cartolarizzazione, ovvero la vendita di beni (crediti, immobili) pubblici.  

 

 

PERIODO 2005 – 2009 (governo regionale di centro sinistra – Del Turco)

Inevitabilmente, il 6 marzo 2007 la Regione Abruzzo ha dovuto siglare il Piano di rientro dal disavanzo (D.G.R. n. 224 del 13 marzo 2007). 

Il primo Tavolo tecnico, quello del 5 febbraio 2008, rileva la distrazione di quote di finanziamento vincolate e, conseguentemente, il mancato rispetto degli obblighi assunti in sede di sottoscrizione del Piano. 

Viene, pertanto, nominato il primo commissario ad acta l’11 settembre 2008.

Nel frattempo, la Regione comincia a lavorare con decisione allo scopo di coprire il disavanzo: questo passa dai 294,323 milioni dell’anno 2007, ai 33,603 milioni accertati nel Tavolo romano del 10 novembre 2009.

Scoppia, durante questa fase, il famoso scandalo della sanità abruzzese, che coinvolge anche il presidente della giunta Del Turco e che  tutti conosciamo.

 

PERIODO 2009 – 2014 (governo regionale di centro destra – Chiodi)

Commissario ad acta diventa il presidente Chiodi.

Il Tavolo del 18 dicembre 2009, pur attestando un’ulteriore diminuzione del disavanzo non coperto, sottolinea l’insufficienza della documentazione prodotta dalla struttura commissariale e diversi inadempimenti relativi ai Livelli Essenziali di Assistenza per gli anni 2006 e 2007.

Nel 2010 vengono enfatizzati i numeri inerenti alle risorse distratte, per un totale di 528,524 milioni di euro.

Il Commissario Chiodi corre dunque ai ripari e chiede al governo, per il tramite di Tavolo e Comitato, la possibilità di accedere all’utilizzo dei fondi FAS fino a 160 mln di euro e la possibilità di accesso all’anticipazione di liquidità fino a 200 mln di euro.

Con la delibera commissariale di Chiodi n. 45/2010 viene disposta la riconversione dei piccoli presidi ospedalieri, inserendoli nel circuito dell’assistenza territoriale.  E' la sorte che tocca a Guardiagrele, Casoli, Gissi, Tagliacozzo, Pescina.

Le misure richieste (e ottenute) dalla struttura commissariale, congiuntamente ad alcuni interventi di riorganizzazione della rete ospedaliera, conducono a un risultato importante: nel Tavolo del 20 luglio 2011, l’Abruzzo registra per la prima volta il pareggio di bilancio.

PERIODO 2014 – 2019 ( governo regionale di centro sinistra – D’Alfonso)

Il 4 agosto 2014 è un’altra data significativa nell’iter del Piano di Rientro abruzzese: Tavolo e Comitato, constatato un avanzo di quasi 10 milioni di euro, ricevono comunicazione dal Commissario D’Alfonso della volontà di avvalersi della procedura prevista per l’uscita dal commissariamento. Le successive riunioni del Tavolo annotano la persistenza di alcune criticità, riguardo al rispetto dei Lea 2014, ma valutano positivamente il Programma Operativo 2016-2018.

Nel 2015, viene promulgata la legge Lorenzin, che dispone una nuova organizzazione della rete ospedaliera, da noi criticata, con l'auspicio quindi che fosse modificata. La "Lorenzin" prevede, tra l'altro, che gli ospedali che non hanno almeno 20 mila accessi all'anno al pronto soccorso non possono restare nella rete ospedaliera e vanno riconvertiti in PTA, in strutture di assistenza territoriale o di prossimità.

Nel 2016, con un decreto, anche il San Camillo de Lellis viene riconvertito in "ospedale di comunità", ovvero in PTA, non avendo 20 mila accessi all'anno al pronto soccorso. Il 5 luglio 2016, la Regione provvede all’invio della documentazione necessaria all’uscita dal regime di commissariamento, forte della già avvenuta trasmissione dei dati relativi allo stato patrimoniale e della riforma ospedaliera del 2015. Il 15 settembre del 2016, il Consiglio dei ministri delibera l’uscita dell’Abruzzo dal regime commissariale. La Regione adriatica è la prima a raggiungere questo obiettivo.

Arriviamo, così, all'estate del 2017: la nostra amministrazione comunale, poco dopo il suo insediamento, presenta su basi nuove la funzione del San Camillo e si appella all'unica eccezione contemplata nella legge Lorenzin per restare nella rete ospedaliera. L'eccezione riguarda i nosocomi che servono un'area  particolarmente disagiata per caratteristiche orografiche, per la distanza dai nosocomi maggiori, per i dati epidemiologici della popolazione. La nostra proposta viene condivisa e sostenuta dai sindaci del territorio e il 7 novembre 2017, dopo una seduta del consiglio comunale, con l'assenso di tutti i gruppi consiliari e la partecipazione di tante fasce tricolori, la Regione decide di fare marcia indietro e di avviare un nuovo percorso per Atessa.

Nel 2018 la Giunta regionale, lasciato alle spalle il commissariamento, può rivedere liberamente la programmazione  della rete ospedaliera abruzzese e riconosce il "San Camillo de Lellis" di Atessa  quale Presidio Ospedaliero di area disagiata (D.G.R. n. 824/2018).  In questa scelta giocano un ruolo decisivo le proteste dei cittadini, i sindaci del territorio e la nostra amministrazione comunale.

 Noi siamo certi di aver agito per il bene di Atessa, nell’ambito delle condizioni che storicamente ci erano date, a legislazione vigente, ed il nostro - sull’ospedale di area disagiata -non era affatto un “bluff”. Abbiamo messo un “paletto” che, come si è visto e si vede, è difficile da rimuovere, perché solleva la protesta della popolazione, l'indignazione dei sindaci e apre la strada a possibili ricorsi al TAR, al tribunale amministrativo regionale.

L’attuale Giunta di centrodestra ha riproposto al Tavolo romano la stessa delibera di Giunta regionale del 2018 (la n. 824) e lo stesso documento tecnico riguardante il nostro Ospedale, elaborato con il contributo anche del Comune di Atessa.

Il Tavolo romano, né nell’ultima riunione del 25 novembre 2019, né in quelle precedenti ha mai formulato particolari osservazioni sul nostro nosocomio, ma ha solo e soltanto ripetuto che, se prima la Regione non avesse definito l’intera rete ospedaliera (e sciolto il nodo dei superospedali),  non avrebbe approvato la riprogrammazione: ecco perché abbiamo sempre detto che Atessa era ed è solo un piccolo tassello della rete ospedaliera abruzzese, rimasta ostaggio dei DEA di secondo livello, contesi tra Chieti e Pescara, L'Aquila e Teramo.

Chi afferma che il Tavolo romano ha formulato particolari osservazioni sul nostro ospedale, mente, sapendo di mentire!!! E mi dispiace che il Presidente Marsilio si sia lasciato andare ad una tale affermazione in occasione della sua visita all’ospedale di Atessa.

Se Atessa fosse stato un PTA, come faceva ad avere un Pronto Soccorso e un reparto di medicina e di lungodegenza, che sono stati smantellati in 48 ore, e per i quali ci stiamo ora battendo per farli ritornare? Come faceva a presentare i report trimestrali richiesti obbligatoriamente a ogni struttura ospedaliera?

La recente vicenda della trasformazione del nostro nosocomio in CovidHopital, da parte della Asl, è alquanto bizzarra e contraddittoria ed è sicuramente unica nel panorama sia regionale, sia nazionale e può essere così riassunta: oggi non abbiamo né un ospedale per la cura delle malattie “ordinarie” (non Covid), che seguitano purtroppo ad esistere, né un  vero e proprio Covid Hospital per la cura di pazienti critici  affetti dal virus, per i quali necessiterebbero altri reparti, come quello di rianimazione e di terapia intensiva ed alta intensità di cura.

Ecco perché diciamo a chi governa adesso la Regione di decidersi, di uscire dalle ambiguità, perché ogni ulteriore ritardo nella restituzione di tutti i servizi e degli ambulatori del distretto sanitario di base è inammissibile per la popolazione di un intero comprensorio, e va subito precisato anche il futuro ospedaliero del San Camillo de Lellis. Il decreto-legge "Rilancio Italia", pubblicato martedì scorso sulla gazzetta ufficiale, dà trenta giorni di tempo alla Regione per riordinare la rete ospedaliera in funzione dell'emergenza sanitaria determinata dalle epidemie.

E' il momento delle scelte. E' il tempo della responsabilità, l'unico modo -diceva un ex cancelliere tedesco- per "avvicinare il possibile al desiderabile".

                                                                                                                                                                      Giulio Borrelli

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