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10/05/2020

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Cara Sevel di Atessa, ti scrivo per chiederti: 'Conosci la cittadina che ti ospita?'. Lettera aperta di Carmelita D’Onofrio Flocco

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Cara  SEVEL di Atessa, ti scrivo per chiederti: “Conosci la cittadina che ti ospita?”. Lettera aperta di Carmelita D’Onofrio Flocco

          Il 27 Aprile 2020 la SEVEL di ATESSA ha riaperto i cancelli. Erano stati chiusi, causa Covid-19, il 16 Marzo scorso.                                                     Tutta la stampa nazionale e internazionale come anche le emittenti televisive  ne hanno parlato elogiando le misure di sicurezza, veramente straordinarie, messe in atto dallo stabilimento in Val di Sangro, il più grande  impianto di veicoli commerciali leggeri d’Europa, joint venture fra Fca e Psa.                                                                                                     L’Abruzzo riaccende il motore  grazie agli accordi siglati lo scorso 9 Aprile da Pietro Gorlier, COO della regione EMEA di FCA e da ben 9 organizzazioni sindacali nazionali.                                                                        Ne siamo veramente felici e  siamo certi che tutto  andrà per il meglio.                                                                                                                             Tuttavia, ascoltando  famosi anchor-men dei telegiornali e leggendo gli articoli di altrettanti noti giornalisti , sentirli ripetere LA SEVEL di ATESSA, mi viene spontaneo chiedere : “ Ma , Lor Signori, sanno cos’è Atessa?” Forse un torrente, un massiccio montuoso, un’abbazia, una torre, tre casettine dai tetti aguzzi?.    

            Intanto consideriamo il nome in se stesso: ATESSA. Un armonico accostamento di suoni: sei lettere, tre vocali e tre consonanti , un equilibrio perfetto. Un’elegante eufonia, qualcosa di gradevole.                              Atessa deve essere perciò un luogo piacevole . Nomen omen  dicevano i latini , Il nome è un presagio. E in effetti Atessa è un bellissimo paese, come del resto, tanti paesi abruzzesi.

          Un opuscolo che pubblicizza Atessa  così la descrive: Atessa è una cittadina  in provincia di Chieti, nel cuore del verde Abruzzo. E’ un paese dal volto antico, bello, armonioso, gradevole. Un luogo tranquillo e ordinato, adatto per scaricare le tensioni imposteci dai ritmi cittadini. Svetta su due colli, separati da un vallone.                                                 1                 Alle origini, sui due colli sorgevano Ate e Tixa , due borghi che non riuscivano a unirsi perché  nel vallone profondo che li separava spadroneggiava un ferocissimo drago divoratore di uomini. Le preghiere delle popolazioni, per essere liberate da quell’essere infernale, furono così fervide e tenaci, da essere esaudite col passaggio nelle vicinanze di Ate e  Tixa,   di un cavaliere di nome Leucio.                                                                                Era un vescovo, un vero Santo che riuscì a uccidere il  feroce drago. Sul posto, in segno di riconoscenza, venne costruita una Chiesa dedicata a San Leucio,  ed ove si conserva un fossile dal popolo ritenuto una costola del dragone.                                                                                                                    Col passare degli anni i due borghi si espansero, nuove abitazioni cominciarono a calare giù per gli scoscesi camminamenti, fino a toccarsi nel vallone, ad abbracciarsi e a fondersi, formando così un’unica comunità: Atessa. E  San Leucio fu proclamato  Santo Patrono della città.

          Secondo la leggenda il nostro bel paese  nacque così.                                Ma non è più tempo di leggende . Atessa si è adeguata alle esigenze di oggi  e sa offrire ai suoi visitatori, specialmente nei mesi estivi, eventi culturali, festival musicali, sagre e percorsi eno-gastronomici, tutti di buon livello.                                              

          Sarete sicuramente attratti dal centro storico. Un mix perfetto di miseria e nobiltà. Con i suoi palazzi bellissimi ma un po’ trascurati, le sue casette basse, un po’ neglette o un po’ troppo rimodernate , ma anche esse, a modo loro, bellissime.                                                                                         Le antiche vie salgono ripide, spesso a gradoni fino in cima ai due colli, aprendosi, improvvisamente, su graziose piazzette.               

          E gli echi di questi scenari locali, entrano magicamente nella Mostra Permanente del Presepe, creato da artigiani atessani.

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 La Sacra Rappresentazione  è il risultato di una sapienza compositiva di artisti che hanno saputo coniugare una storia sacra millenaria con l’amore per il proprio paese.                                                                                                                       La vita di Gesù, dalla Nascita, alla Morte, alla Resurrezione, si svolge nei vari rioni di Atessa  rappresentati con minuzia  miniaturistica. I personaggi che popolano il Presepe svolgono, con dovizia di particolari arcaiche attività che un tempo si praticavano da queste parti.                       Si resta incantati dalla genuinità del Presepe, lontano dal mondo e vicino allo spirito, e lo si lascia col desiderio di tornare.                                       

          L’antica civiltà di Atessa affiora anche nelle numerose Chiese che arricchiscono la realtà urbana. Punti nodali dei vari rioni sanno riservare emozioni e sorprese che fanno respirare a pien’anima.

          E che dire delle sorprendenti  tele di Idolo Barattucci.                                 Una festa di luce, una straordinaria sinfonia di sfumature:  giallo, turchese, rubino, indaco, cremisi. Una fantasmagoria di colori urlati. Forme liberate da una profonda solitudine che risvegliano nell’animo meraviglia e ammirazione.

E la pittura nitida e pulita di Gaetano Minale narra la storia di Atessa riportando alla memoria immagini di luoghi sacri ormai scomparsi. Una   pittura, densa di luce e di ombre che echeggia i cicli affrescati dai maestri girovaghi  dell’Appennino.                                                                                          E c’è in essa il tributo di Minale al suo maestro Gennaro Bravo, l’artista atessano che, tanto sapientemente, ha saputo armonizzare realtà e memoria.  

          Ma  Atessa non si fregia soltanto di trascorse glorie. Qui operano anche artisti  moderni e post moderni .

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          Lo spazio espositivo di Pier Giorgio Di Giacomo è una squisita sintesi  fra arte e  natura. La materia si fa arte attraverso l’uso di materiali poveri quali stucchi, ghiaia, vetri, polvere di sabbia  che, trasformandosi  in stupende esplosioni di luce,  illuminano vortici di cerchi concentrici .     

          E le agili sculture di Vincenzo Pellegrini esprimono eleganza e armonia. Le ascetiche forme  aspirano all’infinito avvolti nella luminosità dell’acciaio.

E sanno riservare grandi emozioni i cavalli scalpitanti di Aligi Sassu, dono prezioso di Alfredo e Teresita Paglione. “I nervosi cavalli dalle code sferzanti come fruste e dalle criniere inquiete” infiammano le bianche pareti del Palazzo Ferri, sede del Museo Aligi Sassu.

          Il tempo qui non tramonta. E il corredo genetico , enfatizzato dalla natura sontuosa che avvolge Atessa, fa sì che la linfa della creatività continui a scorrere , passando il testimone di generazione in generazione.

          Lasciando il paese, qualche chilometro più su, si stende il bosco di Vallaspra, una spettacolare palestra per l’escursionismo naturalistico. I sentieri che si snodano attraverso il bosco si arrampicano e guadagnano quota offrendo spettacoli  di rara bellezza .

          E fra cerri, querce , pini e lecci si erge, solitario, il Convento di San Pasquale. Frutto di un rinnovato movimento  spirituale, nato all’interno dell’Ordine Francescano,  ha lasciato qui il suo riflesso ben 600 anni orsono.                                                                                                                       Infine non si può lasciare Atessa senza aver provato i gusti genuini della sua gastronomia che sa di solo natura. Accompagnata dall’eccellente Montepulciano d’Abruzzo, dal Trebbiano e dal Rosatello, unisce alla gioia del relax  la gioia del palato.                                                        VI ASPETTIAMO                                                                4 

                                                                                                                       

          Cara Sevel di Atessa, potevi lontanamente immaginare che a pochi chilometri dal tuo efficientissimo stabilimento , a  m. 450 sul livello del mare, si nascondesse un tale scrigno di meraviglie?                                               Siamo soltanto a 10 chilometri di distanza e da quest’altezza godiamo ampi squarci del nostro mare  Adriatico e ne sentiamo il vasto respiro.                                                                                                                          E di notte, dal nostro Belvedere in Piazza Fontana, vediamo  i tuoi 1.200.000 m2   illuminare tutta la pianura di Piazzano, insieme alle altre industrie che hai attirato nella tua orbita.                                                        

          Che spettacolo, che meraviglia ! Mio cugino Peter D’Onofrio, ingegnere a Filadelfia, vedendo quella esagerazione di luci ha esclamato: “WOW!!!  It looks great!  It seems Las Vegas

Chi avrebbe mai immaginato che il territorio di Atessa, una terra di profonde radici contadine, si sarebbe trasformato in un polo industriale fra i più grandi in Europa?

          Il 28 Novembre 2020 sarà il tuo compleanno. Compirai 39 anni.                     ll 28 Novembre 1981 arrivò qui il Presidente della Repubblica Sandro Pertini,  accompagnato da uno stuolo di uomini illustri  e da una nutrita guardia del corpo. C’era perfino un corazziere. Uno soltanto. Così alto, così bello, così solo. Abituato all’atmosfera soft del Quirinale, sembrava un po’ stranito in mezzo a quella  gran folla . E a questa gran folla si rivolse il Presidente con la sua solita energia verbale. Applausi a non finire.                                                                                                                         E c’era, naturalmente, l’Avvocato  Gianni Agnelli. Accondiscendente e sofisticato. Anch’egli parlò a quella gente dalle tenaci tradizioni e dai costumi antichi. Tutti furono affascinati dal suo accento piemontese. Così fine, così elegante , mirabilmente intercalato da quella R  francese che fa tanto chic. Parlò a quegli uomini di poche parole, tutte piene di  ST  abruzzesi,  che fa tanto cafone.  Coma sti?        

                                                                                                                     5

          Ma era Gente tosta, che voleva lavorare. Gente con la speranza segnata sul volto. Sentivano che l’ombra dell’emigrazione stava sbiancando.                                                                                                                     Taglio del nastro, discorsi beneauguranti, strette di mano, brindisi, mostaccioli. E tutti a casa.                                                                                              Si inaugurava la SEVEL di Atessa. Data cerniera della vita di questi luoghi.                                                                                                                         Tu eri giovanissima. E’ vero che avevi alle spalle persone con  solida esperienza,  ma quelli  giocavano in casa, a Torino, nello storico stabilimento Mirafiori.                                                                                          Qui eri distante dal Piemonte. Eri in Abruzzo. Una terra magica, a pochi chilometri dal mare e a pochi chilometri dalla montagna. Fai un tuffo nell’Adriatico e vedi la Maiella innevata, stai sciando ad alta quota e vedi l’azzurro sfumato del mare. Bellezze mai viste. Forse gli abruzzesi non si sono accorti  di vivere in una terra meravigliosa.

          Si cominciò con 600 operai e già sembrava un miracolo.                            Le cose andarono bene.  I giornali parlavano di uno stabilimento che non si ferma mai, che produce 1 Fiorino al giorno, che dà lavoro a 7000 operai .                         

          Purtroppo i nomi dei luoghi dove ti eri stabilita sfumarono,           evaporarono.                                                                                              Non più Piazzano, Saletti, Piana La Fara. Nomi antichissimi. Sedi di fortezze, di castelli e di insediamenti Longobardi fin dal VI secolo e che costituivano la Valle di Atessa.                                                                                         Furono ribattezzati Val di Sangro. Una denominazione onnicomprensiva ,  che in teoria vuole indicare tutti i paesi  allineati lungo il corso del Fiume Sangro. Ovvero quella scacchiera di stabilimenti che costituiscono uno dei  poli industriali più importanti d’Italia.                 

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Fra sussulti, frenate e accelerazioni sei passata dalla fanciullezza, all’adolescenza, alla gioventù. Ormai sei adulta e sei diventata una bella donna Abruzzese .                                                                                                         Anzi. Una bella donna Atessana. Sì perché tu sei nata nella nostra terra . E questo è un dato di fatto che gli atessani rivendicano.                           Conformandoti alla tradizione di Atessa, fatta di accoglienza e generosità, hai accolto non solo tanti abruzzesi ma anche lavoratori provenienti da altre regioni.

          Noi che popoliamo queste contrade da  secoli ci auguriamo che tu continui a prosperare.                                                                                  

          Il 28 novembre 1981 noi facemmo un atto di fede.                                     Ti consegnammo una  terra fertile, cosparsa di orti e frutteti. Qui filari di alberi  tingevano  l’aria di colori strabilianti da fine inverno a primavera inoltrata. E poi, all’improvviso, fra i fiori sfumati di bianco e  rosa  e il verde lucente delle tenere foglie, spuntavano  frutti sontuosi.                   Un concerto della Natura , la terra respirava e sapeva di buono, il vento odorava di pesco.                                                                                        Sono trascorsi 39  anni .                                                                                Quindi  coloro che oggi hanno da poco  superato il giro di boa dei fatidici  anta  non hanno la memoria impregnata da queste immagini.                      Noi che, purtroppo,  li abbiamo superati da tempo, li portiamo scolpiti nelle catacombe dell’anima.

          Ti abbraccio Cara Sevel di Atessa e  ad maiora  semper !

                                                           Carmelita D’Onofrio Flocco

 

          P.S. Dimenticavo di dirti che in Atessa abbiamo un Teatro costruito nei primi anni del 1900, ( in origine era il Refettorio dell’antico Convento Domenicano fondato nel 1264). E’ la nostra piccola Scala. Certo un po’ più ridimensionata,  ma un vero gioiello.                                                                7    Per esigenze di spazi più ampi ci riuniamo nell’Auditorium Italia, con ben 500 posti a sedere.                                                                                                        Te lo faccio presente in caso avessi bisogno di locations per riunioni di vario genere.                                                                                                        Del resto, sei di Atessa, perché andare altrove?                              Saremmo anche lieti di ricevere una visita dei tuoi COO, dei  CEO, e di John Elkann.         Non ti preoccupare, ne saremo all’altezza. Del resto abitiamo a 450m. di altezza slm.

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